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L'occasione è unica: fondi europei da utilizzare nel Pnrr, concorso per nuovi magistrati e assunzione di personale amministrativo. Bruxelles vigilerà occhiutamente (e giustamente) su come saranno gestiti i fondi europei. Vi saranno inefficienze e magari anche casi di gestione corrotta. Si opererà per contrastarli. Ma si trascura che in mancanza di un incisivo e preventivo intervento sulla revisione della geografia giudiziaria sarà inevitabile un gigantesco spreco di risorse. Vi sono uffici giudiziari con ridotto carico di lavoro e altri sovraccarichi. Vi sono micro-tribunali strutturalmente inidonei a funzionare. E a questi manderemo fondi per l'edilizia giudiziaria, risorse tecnologiche, assegneremo magistrati e personale amministrativo. La somma di piccoli sprechi produrrà un totale di cospicuo spreco di risorse preziose e pur sempre limitate. 11 Tribunale «sotto casa» non ce lo possiamo più permettere; inoltre le innovazioni cui siamo stati «forzati» dall'emergenza Covid una volta a regime vedranno uno sviluppo del processo telematico civile e penale. La comparizione personale delle parti e dei testimoni in molti casi potra essere sostituita dal collegamento a distanza. Non tutti sanno che una percentuale rilevante delle persone che ogni giorno si reca nei palazzi di giustizia lo fa non per partecipare ad indagini o processi, ma per ottenere certificati e per altre prestazione di quella che tecnicamente si chiama «volontaria giurisdizione». Tutto questo può essere assicurato mantenendo «sportelli di prossimità» nelle sedi dei tribunali che dovranno essere soppressi e magari creandone di ulteriori. L'ultima revisione della geografia giudiziaria risale a dieci anni fa con il governo Monti. La benemerita riforma della ministra Severino ha scontato i limiti della delega, che elenco in ordine di insensatezza: esclusione delle Corti di Appello, mantenimento dei Tribunali dei capoluoghi di provincia, «regola del 3»: almeno tre tribunali in ogni Corte o sezione staccata di Corte. La natura del giudizio di Appello rende molto meno rilevante la prossimità con l'utenza. L'attuale distribuzione delle Corti di Appello, non a tutti nota, è irrazionale. Il principio è quello di una Corte per ogni regione. Vi sono eccezioni ragionevoli in un senso e nell'altro. La Corte di Torino ingloba anche la regione autonoma della Valle d'Aosta. Una sezione staccata di Corte, è prevista, in adempimento di obblighi internazionali, per la provincia autonoma di Bolzano. Nelle regioni più grandi e popolate è ragionevole vi sia più di una Corte. La Lombardia ne ha due: Milano e Brescia, e altrettante la Campania con Napoli e Salerno. Ma la Sicilia ben quattro: Palermo, Caltanissetta, Messina e Catania. La Puglia ne ha due: Bari e Lecce, e in più la sezione staccata di Taranto. Le sezioni staccate di fatto, per impiego di personale e risorse, sono assimilate alle Corti di Appello. Se due Corti sono sufficienti per macroregioni come Lombardia e Napoli altrettante dovrebbero bastarne per Sicilia e Puglia. La situazione particolare geografica e dei trasporti giustifica due Corti per la Sardegna (Cagliari e Sassari) e perla Calabria (Reggio Calabria e Catanzaro). La regione Molise ha la più piccola Corte italiana, Campobasso, che dovrebbe essere soppressa estendendo la competenza di Napoli, come d'altronde già avviene con Torino perla regione Valle d'Aosta. Perla riforma dei Tribunali occorre eliminare la insensatezza del Tribunale per ogni capoluogo di provincia, tanto sono diversificate le dimensioni e il rilievo di ciascuna. Della cervellotica «regola del 3», non mette conto neanche di parlare. La revisione dei Tribunali richiede misure drastiche e attenta considerazione dei dati. Non si parte da zero. Vi è la proposta della Commissione Vietti del 2o16 e il ministero della Giustizia dispone di tutti i dati aggiornati necessari. Una ministra giurista di un «governo tecnico» dieci anni fa ha fatto il primo passo, che ha rotto il tabù, ma si rivelato del tutto insufficiente. Abbiamo di nuovo una ministra giurista di un «governo tecnico» e in più abbiamo la occhiuta sorvegliami di Bruxelles. «Fusse che fusse la vorta bona», direbbe il barista di Ceccano.<o:p></o:p></p><p class=MsoNormal><o:p> </o:p></p></div><div id="DAB4FAD8-2DD7-40BB-A1B8-4E2AA1F9FDF2"><br /> <table style="border-top: 1px solid #D3D4DE;">
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